Caltanissetta è una città che racconta la Storia. La storia del Mediterraneo e dei popoli che l’hanno abitata, la storia della Sicilia con il suo cuore antico di terra buona e di zolfo, con la fede della sua gente, la tradizione che ha saputo farsi identità e sacra rappresentazione nei secoli, l’arte che risplende nelle sue chiese, nei suoi palazzi, con le parole sapienti degli scrittori che l’hanno narrata, la generosità creativa dei suoi artigiani, i sapori deliziosi del suo cibo e la forza della pietra dei suoi scultori. Caltanissetta è una storia che parla al futuro. E ha il cielo più azzurro del mondo.
La processione

Il Mercoledì Santo, sull’imbrunire, le vie del centro sono percorse dalla processione delle Varicedde, i Piccoli Gruppi Sacri.Sin dalla fine dell’Ottocento gruppi di ragazzi – i carusi delle miniere, gli apprendisti di bottega, i figli degli artigiani, gli studenti – diedero vita ad un corteo di piccoli gruppi che riproducevano in forma ridotta le Vare del Giovedì santo.Si trattava di statuette di terracotta e creta, trasportate inizialmente su vassoi e poi su piccoli fercoli portati a spalla. Questi piccoli gruppi però erano di scarso valore artistico e soggetti a rotture e a deterioramento, tanto che la processione subì un certo declino sino al 1924 quando, a poco a poco, grazie alla devozione di Giovanni Lodico, riebbe una nuova vita.

Furono scolpite nuove varicedde, che nel corso di tutto il secolo scorso sono aumentate di numero e sono state accuratamente tenute e restaurate dalle famiglie dei proprietari. Le varicedde oggi sono 19 e rappresentano i momenti più significativi della passione di Cristo.Non sono e non si devono considerare una copia piccola delle grandi Vare del Giovedì Santo: alcune infatti hanno la stessa iconografia e riproducono le stesse scene, ma molte altre sono autonome e non trovano riscontro nelle Vare.Inoltre esiste intorno a questi Piccoli Gruppi una devozione e un attaccamento particolare di molti nisseni, non più solo dei ragazzi, ma di gruppi e di famiglie intere che sono orgogliosi di seguire la propria varicedda, adornarla di fiori, illuminarla e curarla.
Prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello

L'associazione

Associazione Piccoli Gruppi Sacri –
“Le Varicedde” Nel febbraio del 1994 i proprietari dei piccoli simulacri, spinti sempre più dalla voglia di miglioramento, si riunirono in associazione dando vita alla “Associazione Piccoli Gruppi Sacri”. Questa fu la prima che nacque in seno ai riti Pasquali. In seguito, difatti, i responsabili delle altre manifestazioni si accodarono alla nuova scia intrapresa. La prima riunione della suddetta ebbe luogo presso gli uffici dell’Azienda Autonoma per l’Incremento Turistico, al termine della quale venne eletto, nel ruolo di presidente, il signor Nicola Spena, come vice il signor Corvo Giovanni e come presidente onorario il cav. Stefano Urso. I consiglieri tesorieri designati furono i signori Paolillo Francesco, Filippo Lodico e Nicola Polizzi, mentre il ruolo di segretario fu assegnato al signor Renato Riggi.

Il Sabatino

Dalla nascita dell’associazione, i proprietari dei gruppi hanno l’onore e il privilegio di festeggiare un proprio sabatino intitolato alla Madonna del Rosario, protettrice della stessa. Per sabatini s’intendono i cinque sabati e l’ultimo venerdì di quaresima, che precedono la Santa Pasqua. In questi giorni presso la cattedrale hanno luogo delle celebrazioni eucaristiche in onore di Maria vergine, solennizzate da alcuni ceti artigiani della città. Il primo sabato dedicato alla vergine immacolata è festeggiato dai preti e dai civili Il secondo, attribuito a Maria santissima della Provvidenza, è solennizzato dal capitano della Real Maestranza. Il terzo, in onore della Vergine della Mercede, è celebrato dai borghesi e dai negozianti. Il quarto, intitolato alla Madonna del Carmelo, è festeggiato dai macellai e dagli ortolani. Il quinto, dedicato alla vergine del Rosario, un tempo sorennizzato dai contadini a giornata, dai 1994 è festeggiato dall’associazione “Piccoli gruppi sacri”. Il sesto, che si svolge il venerdì in onore della vergine Addolorata, è celebrato dal ceto degli autotrasportatori. Nel sabato intitolato alla vergine del Rosario, i proprietari dei piccoli gruppi si danno appuntamento presso la sede sociale di via Palermo; da lì si muovono in corteo, accompagnati dalla banda musicale, verso il duomo, per partecipare alla celebrazione eucaristica e all’adorazione del Santissimo. Concluso il rito religioso, la stessa offre agli intervenuti dinanzi la cattedrale un maestoso gioco pirotecnico; il tutto accompagnato dalle allegre note eseguite dalla banda musicale cittadina.

La Mostra

Negli ultimi anni l’interesse intorno a questa festa si è accresciuto notevolmente, tanto da spingere la nuova nata associazione a mettere in mostra i gruppi durante la settimana santa, e precisamente dal giovedì santo mattina fino al lunedì di pasquetta. Il primo anno in cui questa venne effettuata fu il 1994; l’esposizione si tenne allora nello storico palazzo orsi-Amari, ma in quell’occasione non partecipò il simulacro della “Deposizione” per volontà degli stessi proprietari. Dal 1995 al 1997 la mostra non ebbe luogo; si dovette aspettare il 1998, anno in cui le sculture vennero esposte nell’atrio del palazzo comunale, spazio dove attualmente questa si svolge. La manifestazione oggi è giunta alla nona edizione, offrendo la possibilità a migliaia di turisti, che affollano in quei giorni il centro del capoluogo nisseno, di ammirare queste piccole meravigliose espressioni d’arte.

Giubileo 2000

Il giubileo del 2000 fu molto fiorente per quanto concerne le iniziative intraprese dall’associ azione. In quell’anno, difatti, vennero realizzati tre splendidi progetti: il primo, quello più importante, riguarda l’emissione di un francobollo ordinario, facente parte della serie tematica “il patrimonio artistico e culturale italiano” ideato dalle poste italiane. I contatti tra l’associazione e le sopra citate poste cominciarono nei primi mesi del 1999, quando la stessa fece richiesta al ministro delle comunicazioni, salvatore cardinale. Quest’ultimo si dimostrò immediatamente disponibile affinchè il progetto fosse portato a compimento. Il 5 giugno del 1999, con un telegramma, il ministro comunicava al presidente signor Nicola Spena, che l’istanza fatta dall’associazione per l’emissione del francobollo era stata accolta.Accanto alla sede esiste una sala espositiva intitolata a Salvatore Capizzi che ospita permanentemente sei “Varicedde”.

La settimana santa a Caltanissetta 

A Caltanissetta le manifestazioni popolari trovano il loro momento più alto nel ciclo commemorativo della passione e morte di Gesù da cui emerge, predominante, il contenuto umano della comunità che, con intensa partecipazione, rivive annualmente la sofferenza divina.
Nei giorni della Settimana Santa, caratterizzati da un senso di coralità espressa attraverso la complessità dei diversi rituali, la città vive quasi in una dimensione sospesa in grado di rievocare, il profondo valore spirituale, storico e simbolico dalla pietas popolare. 

Le vie e i quartieri del centro storico divengono, difatti, come un grande palcoscenico, commovente e partecipato, in cui si palesano i misteri pasquali per mezzo di cerimonie che hanno finito innegabilmente per caratterizzare l’identità sociale e religiosa del territorio. 

Queste forme di espressività devozionale rivelate nella settimana della Passione ,atta alla diffusione dei Vangeli, hanno permesso di perpetuare, attraverso i secoli, oltre i principi stessi della fede, anche un ricco bagaglio di tradizioni, di usi e costumi, insiti nella realtà nissena.                                                

Domenica delle Palme

 

La processione di Gesù Nazareno

 

I riti tradizionali della settimana santa di Caltanissetta si aprono la sera della Domenica delle Palme con la processione di Gesù Nazareno.

 

La manifestazione, se pur rinnovata nel suo aspetto nella seconda metà dell’Ottocento, affonda le sue radici alla fine del XVII secolo.

 

In questo periodo presso la chiesa gesuitica di Sant’Agata, si istituirono ben quattro congregazioni religiose fra cui figura la Congregazione della Santissima Bambina, che conserva fra le sue usanze la pia pratica dell’esposizione e adorazione del Santissimo Sacramento per quaranta ore, dal pomeriggio della domenica, fino alle 11.00 del Mercoledì Santo.

 

Nel corso di questo tempo straordinario, le diverse realtà religiose presenti in città, a turno, uscendo dal proprio oratorio si dirigevano alla volta della chiesa madre in un corteo penitenziale accompagnato dal suono incessante dei tamburi, dove, conclusa l'adorazione, si impartiva ai presenti la benedizione che simbolicamente rappresentava il riscatto dei peccati.

 

La domenica sera, per l’ora di adorazione si recava in chiesa anche la Congregazione della Santissima Bambina, che muovendosi dal collegio gesuitico, si dirigeva in processione presso il duomo, trasportando sulle spalle un letto di fiori su cui era adagiata una statua del Cristo morto, chiamata volgarmente dal popolo: lu sepolcru di sciuri.

Questa consuetudine rimase invariata fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando, per ordine del vescovo Giovanni Guttadauro si proibì alle congregazioni, alle compagnie e alle corporazioni

religiose, l’ingresso nella chiesa madre, poiché, nel medesimo orario si svolgeva il sermone del quaresimalista.

 

Ciò portò i congreganti a trasportare il "sepolcro" lungo le strade della città, tuttavia, cambiando la struttura del rituale lo stesso perse il suo significato simbolico, tanto più che il baroneVincenzo Di Figlia di Granara, fece notare il controsenso nel portare in processione l'immagine del Cristo morto nel giorno in cui la Chiesa ricordava il suo ingresso trionfale a Gerusalemme.

 

A partire dal 1870, pertanto, si decise di sostituire il letto di fiori con la statua del Cristo benedicente, posta su di un monte infiorato.

                                     

Ad inizio del XX secolo, a seguito della diminuzione degli iscritti, la Congregazione si sciolse e si creò un comitato formato inizialmente da diverse famiglie, le quali nel 1989 si costituirono in associazione.

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Lunedì e martedì santo

 

La sacra rappresentazione della "Scinneza"

 

Il Lunedì e il Martedì Santo a Caltanissetta hanno luogo le drammatizzazioni sacre sulla passione e morte di Cristo, conosciute dal popolo con il nome di “Misteri” o “Mortori”, le quali hanno origine, come genere teatrale, nel XV secolo.

 

Tra queste sacre rappresentazioni che prevedevano l'utilizzo della lingua volgare, quella che acquisì celebrità in tutta la Sicilia fu “Il Riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo”, una tragedia in tre atti con un prologo e vari personaggi composto, nel 1750, da Filippo Orioles (Palermo 1687 -1793).

 

Anche a Caltanissetta, sin della prima metà dell'Ottocento, si sviluppò un sorta di fanatismo per tale dramma, che venne portato in scena, periodicamente, fino al 1840, anno in cui, sotto la direzione del Consigliere d’Intendenza Francesco Agudo e del sacerdote donCalogero Restivo, fu eseguito per l’ultima volta presso un teatro appositamente costruito nell’oratorio della chiesa di San Domenico.

 

Nel 1841, abbandonato il testo dell’Orioles, il“Mortorio” è nuovamente riproposto alla cittadinanza con nuova veste ma, a seguito di gravi disordini generati dall’enorme partecipazione di popolo si è costretti a sospendere, nel corso della seconda sera, le recite.

 

I nisseni dovranno attendere, fino al 1957 per poter nuovamente godere dell’antica tradizione, in quell'anno, il Venerdì Santo, dopo la processione del Signore della Città, un gruppo di giovani attori, diretti dal salesiano Don Vincenzo Scuderi, riunitisi nel piccolo teatro stabile “Don Bosco”, presentarono nel cortile dell’Oratorio Salesiano, un dramma in tre atti dal titolo “La Passione di nostro Gesù Cristo”, che verrà ribattezzata dal popolo con il nome di “Scinnenza”.

 

La compagnia teatrale costituita da soli uomini – alle donne non era ai tempi consentito recitare perché ritenuto immorale – misero in scena, per la prima volta in città, anche la sequenza del calvario, un tempo non interpretata per paura di non essere svolta dignitosamente.

La nuova versione della “Scinnenza”, ottenne talmente tanto successo che si decise di riproporla annualmente, trasferendola, qualche edizione dopo, nel pomeriggio della Domenica delle Palme e dal 1972, per zelo di Aldo Riggi e del sacerdote Vincenzo Sangiorgi, la sera del Sabato Santo.

 

Nel 1975 alcuni attori sancataldesi, diretti dallo stesso Riggi, costituirono una compagnia non stabile che prese il nome de “I Discepoli", i quali, misero in scena la sacra rappresentazione, entrata in quell'anno ufficialmente nel programma della Settimana Santa Nissena.

 

Nel 2001 si costituì la compagnia “I nuovi Discepoli” che, sotto la regia di Sergio Forzato, ripropose, il Sabato Santo in corso Umberto I, una “Scinnenza” con un inedito testo.  Negli anni successivi, la manifestazione si arricchì di una Via Crucis per le vie del centro e di un ulteriore dramma dal titolo “Il pretorio di Pilato”.

Nel 2004 nasce l’associazione Teatro della Parola che, l’anno seguente, anticipa la rappresentazione al Martedì Santo, arricchendo l’evento qualche edizione dopo con l’Ultima Cena e l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Mercoledì santo

La processione della Real Maestranza

 

La Maestranza di Caltanissetta, così come in molte altre località, venne costituita per volontà del viceré diSicilia Juan de Vega (1507 - 1558) nella metà del  secolo XVI per difendere le coste  dell'Isola dalle minacce dei corsari barbareschi.

 

Era formata da un centinaio di artigiani della città, che un tempo costituivano la così detta Milizia urbana comandata da un capitano d'arme scelto a turnazione fra il ceto nobile, assistito da due sottoufficiali chiamati trombetta e tamburo.

 

La Maestranza - le cui funzioni nel tempo divennero solamente di rappresentanza - nella primavera del 1806, armata di moschetti, salutò l’arrivo in città del re Ferdinando III di Sicilia di Borbone (Ferdinando IV di Napoli), il quale affascinato dalla magnificenza della stessa, la fregia del titolo di “Reale”.

 

La stessa prendeva parte anche alle Quarantore di adorazione che dal pomeriggio della Domenica in Palmis si concludevano a mezzogiorno delMercoledì Santo, quando il parroco della chiesa madre usciva sul sagrato con l'ostensorio per la benedizione con la Maestranza schierata davanti al portone della chiesa che rendeva l'onore delle armi sparando a salve.

 

Nel 1822, dopo l'abolizione del feudalesimo e i moti rivoluzionari del 1820, la Milizia fu ufficialmente soppressa - già nel 1720 il Parlamento siciliano richiedeva al sovrano che il regno fosse sgravato dalle stesse ritenute ormai superflue e gravanti sull'erario pubblico - così che gli artigiani nisseni, si riunirono incorporazione religiosa, eleggendo un rappresentante, solitamente il più anziano, che continuò a essere chiamato Capitano.

 

Il cambiamento giuridico portò, conseguentemente, alla perdita di diversi privilegi come quello della liberazione, nel giorno del Mercoledì Santo, di un carcerato con pena lieve, un tempo possibile per lo status nobiliare del Capitano della Milizia.

È tuttavia solo nell'Ottocento che la stessa, ormai smilitarizzata e divenuta congregazione religiosa, seguì la pia pratica dell’esposizione del Santissimo Sacramento, uscendo alle 11.15 dal proprio oratorio e dirigendosi alla volta della chiesa madre in un corteo penitenziale dove, conclusa l'adorazione si impartiva ai presenti la benedizione che simbolicamente rappresenta il riscatto dei peccati; rito quest'ultimo arricchito, qualche tempo dopo, anche da una processione conclusiva per le vie della città.

 

Oggi l'ordine di processione prevede che a procedere per primo sia l’Alfiere maggiore che reca un gonfalone con i santi protettori di tutti i ceti, segue lo Scudiero, che impugna uno scudo e una piccola alabarda, il Capitano, vestito con abito nero a coda di rondine, scarpe di pelle verniciata con fibbie inargento, fascia tricolore alla cintola, spadino e feluca, seguono, il Portabandiera storica (introdotto nel 2015) e un alabardiere e un portabandiera, presenti in ciascuna delle varie categorie.

 

Nella prima parte del rituale, la Maestranza guidata dal capitano che regge il Crocifisso velato, esce dall'ex collegio gesuitico e si reca in processione penitenziale alla volta della cattedrale.

 

Dopo l'adorazione al Sacramento, ricevuta la remissione simbolica dei peccati, si dispiegano le bandiere, si sostituiscono le cravatte e i guanti neri con quelli bianchi e si scorta, lungo il tradizionale percorso, il Santissimo Sacramento.

 

 

Nel 2000 la stessa, oggi composta dai Panificatori pasticceri e cuochi, idraulici, barbieri, pittori e decoratori, Muratori, Marmisti, falegnami, carpentieri e ferraioli, calzolai e pellettieri, fabbri, si riunisce nell'associazione Real Maestranza ONLUS che da un ventennio porta avanti una serie di scambi culturali e gemellaggi con molte realtà del mondo in cui si celebrano le cerimonie della settimana santa.

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La processione delle "Varicedde"

 

La sera del Mercoledì Santo si svolge la processione dei piccoli gruppi sacri, dette varicedde, le quali sono una riproduzione in scala ridotta delle sedici grandi vare del giovedì santo.

 

L’origine del corteo si fa risalire al ai primi del Novecento, quando la fede popolare delle corporazioni artigiane detentrici dei grandi gruppi statuari, viveva, attraverso la cerimonia del giovedì santo, il suo massimo splendore.

 

A restare esclusi, per la loro tenera età, a tale privilegio furono i garzuna di putìa (garzoni di bottega), ai più fortunati dei quali, in realtà, era concesso sfilare accanto al proprio maestro d’arte, sorreggendogli il cappello e lu finucchinu (bastone da passeggio).

 

La detta situazione, mal sopportata dai giovani lavoratori, fu la causa scatenante di un movimento di rivalsa verso la casta maestra, che sfociò nell’idea d’istituire una piccola processione a sé stante da quella del giovedì.

 

I primi simulacri realizzati in terracotta, si muovevano all’imbrunire, partendo dallo slargo dell’ex ospedale Fate bene fratelli, alla volta del centro della città dove percorrevano le stesse vie della processione del Giovedì Santo

Dopo un periodo di decadenza a partire dagli anni Venti del Novecento le prime Varicedde furono sostituite, poco alla volta, per mano degli artisti sancataldesi Giuseppe Emma e figlio e dal nisseno Salvatore Capizzi.

 

I piccoli gruppi scultorei, custoditi gelosamente delle famiglie proprietarie, la sera del Mercoledì Santo, accompagnate dalle meste note delle bande musicali e addobbati con fiori naturali, sfilano lungo le vie del centro storico.

 

Nel 1994 le famiglie proprietarie si riunirono nell'associazione Piccoli gruppi sacri, che ancora oggi gestisce l'intero rituale.

 

Le Varicedde, espressione di una fede semplice e familiare, costituisce un ritratto della collettività nissena, un tempo così profondamente impregnata dal corale senso di devozione.

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Giovedì santo

 

La processione delle "Vare"

 

La processione del Giovedì Santo di Caltanissetta affonda le sue radici alla fine del secolo XVIII come rito istituito dalla congregazione di San Filippo Neri, che svolgeva in tale giorno, la pia pratica della visita ai Sepolcri, trasportando, per le chiese della città, cinque gruppi statuari in cartapesta raffiguranti scene della passione e morte di Gesù.

 

Questa consuetudine fu abolita nel 1801 per essere ripristinata solo nel 1840 da un confratello della congregazione, il farmacista Giuseppe Alesso, il quale, con l'aiuto del figlio Michele, realizzò sette scene ispirate al racconto della Passione.

 

In pochi anni la statuaria dei primi "misteri" fu migliorata, sostituita e portata quattordici scene.

 

Ben presto le spese e le difficoltà gestionali imposero agli organizzatori di affidarne la cura alle corporazioni di arti e mestieri della città.

 

Ciò nonostante la tradizione visse, tra il 1866 e il 1881, un periodo di decadenza che produsse una drastica diminuzione delle vare  condotte in processione.

Il 12 novembre del1881 a seguito di una tragedia occorsa nella miniera Juncio Gessolungo, in cuiperirono ben sessantanove minatori fra i quali nove carusi - bambini fra i 7 e i 14 anni - i sopravvissuti, in segno di ringraziamento a Dio, decisero di prendere nuovamente parte alla processione con un antico e ormai dismesso gruppo raffigurante la Veronica, opera del 1858 dello scultore palermitano D. Giovanni Scimone.

 

Questa scultura, interamente in legno di cipresso, risultò tuttavia pesantissima al trasporto a spalla, tanto da determinarne la sua sostituzione, che fu affidata nel 1883 a due artisti napoletani Francesco e Vincenzo Biangardi ai tempi residenti nella città di Mussomeli.

 

La buona riuscita del nuovo lavoro, spinse anche gli altri ceti a commissionare ai due artisti partenopei, tra il 1884 e il 1902, i nuovi capolavori in legno, cartapesta e tela olona che ancora oggi sfilano fra le antiche vie della città, conservando, da oltre un secolo, quel carico di storia, fede e tradizione.

 

Nel 2000 le categorie e le famiglie proprietarie dei gruppi sacri hanno costituito l'associazione Giovedì Santo, che valorizza e la salvaguardia questo immenso patrimonio, storico, antropologico e artistico.

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Venerdì santo

 

La processione del Signore della Città

 

La più antica e sentita testimonianza di pietà popolare di Caltanissetta è la processione del Signore della Città, che annualmente ha luogo la sera del Venerdì Santo, quando la città vive il momento più toccante, il topos che prelude la Pasqua, del ciclo rituale legato alla Settimana Santa.

 

E’ la processione, già documentata nel Cinquecento, di un antichissimo crocifisso della fine del XV secolo di stile bizantino, annerito dal tempo, il quale, secondo la tradizione orale, venne ritrovato da alcuni Fogliamari (raccoglitori di erbe selvatiche) fra due ceri accesi in una.

 

Il rituale, che ha principio all’imbrunire dal santuario dove il simulacro è conservato durante il resto dell’anno, è aperto dalla Real Maestranza guidata dal capitano, la quale procede a ritmo cadenzato di tamburo con le insegne listate a lutto, segue il Clero, il Capitolo, il Vescovo e il fercolo condotto devotamente a spalla dai Fogliamari a piedi scalzi.

 

Alle tristi note della banda musicale, fanno da eco le strofe della tradizionale la data o lamintanza, canto a due voci caratteristico per l’alternanza di suoni acuti seguiti a quelli gravi, che narrano in dialetto la passione e morte di Gesù.

 

La processione, simbolicamente un vero e proprio corteo funebre, si muove fra un'immensa folla che partecipa emotivamente all'evento aspettando il passaggio del Crocifisso in assoluto silenzio.

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Domenica di Pasqua

 

Corteo di Resurrezione

 

Dalla fine degli anni Settanta la mattina di Pasqua la Real Maestranza, guidata dal Capitano e accompagnata dalle allegre note della banda musicale, partendo dalla cattedrale si dirige in corteo, con tutte le bandiere spiegate al vento, alla volta del palazzo del Seminario, dove questa, dopo il saluto al Vescovo, lo accompagna in cattedrale per la celebrazione del solenne pontificale.

 

Corteo doloroso e Resurrezione

Da alcuni anni il pomeriggio della Domenica di  Pasqua si svolge la sacra rappresentazione della via dolorosa e della Resurrezione.

Il corteo si muove dalla chiesa di Santa Croce alla volta della scalinata Agostino Lopiano, ai piedi della quale si mette in scena il terzo e ultimo atto delle drammatizzazioni sacre cittadine.

Testi di Alessandro Maria Barrafranca
Contributo fotografico di: Diego Avanzato, Gaetano Camilleri, Walter Lo Cascio, Lillo Miccichè e Umberto Ruvolo
Le Varicedde
Tradizione del 800